
Dedica di Luigi Rognoni a Renzo Cresti
Riconosco in lui, pur con delle differenze caratteriali e di visione culturale, il mio unico e grandissimo Maestro nel campo della musicologia (parola e contenuto che lui detestava): da lui ho imparato che la musica, come l'arte tutta, è ben poca cosa se non serve alla vita, a migliorala in qualità, in consapevolezza, in cultura e bellezza, ma anche in fratellanza e in partecipazione. Sono stato suo allievo quando lui era Direttore del DAMS musica all'Università di Bologna, poi ho avuto la fortuna di diventargli amico: ricordo le visite in casa sua a Milano e a Linguiglietta.
Lui mi ha insegnato che la musica arriva in profondità nell'interiorità degli uomini e della collettività, va quindi studiata seriamente, non come oggetto o peggio come reperto filologico o storiografico, ma come entità vivente. Alla musica vanno dedicate le nostre migliori energie, di giorno e di notte, quando ci sentiamo immortali e quando siamo presi da tremende paure. Ho dedicato a lui uno scritto che, fin dal titolo, richiamo il suo insegnamento Linguaggio ed etica, uno scritto a me molto caro perché vi ho praticato una scrittura particolare (altro esempio è l'ultimo capitolo del mio Wagner oggi, uscito proprio con la prefazione di Luigi Rognoni): dalle riflessioni filosofico-musicali tento di far uscire degli squarci di vita. Momenti vissuti che relativizzano il testo, lo sbilanciano a favore delle pulsioni contro le astrazioni. Spero che dove sei ora, stimatissimo Maestro, tu possa continuare a vivere la musica. E grazie, capitano mio capitano.
Il giovane Rognoni con Stockhausen e Berio
I due saggi, quello su Linguaggio ed etica, e quello su Wagner oggi, avevano la particolarità di inserire, fra le pieghe dell'algido discorso musicologico, brandelli di vita, ossia citazioni di momenti da me vissuti e frammenti di lettere, così si vivificava il contenuto e si apriva il testo al contesto di vita.
La sintesi fra Segno e Logos è idealismo sommo. Nella ricerca dell’Unità, il significato diventa Idea (dover-essere). La crisi della struttura logocentrica della filosofia occidentale è (dopo Wagner) consumata.
La perdita dell’aura si accoppia alla dissoluzione dell’io, con l’integrazione del Soggetto nella spietata norma del Segno (integrazione che in Webern è vissuta con angoscia). Webern è l’emblema dell’essere distrutto, impossibilitato a continuare la dialettica fra intimismo e comunità. Nel solipsistico hortus conclusus, fuori dalle barbarie del mondo, Webern si arrovella in una nevrotica ricerca della perfezione, in quanto più esiste tale compiutezza più il mondo dell’Autore diventa autosufficiente.
Il solipsismo conclude – niccianamente – la vicenda nichilistica, liquidando il concetto di Soggetto. Le astrazioni linguistiche dello Strutturalismo sono slegate da qualsiasi rapporto con la vita, il luogo dove il musicista abita è la biblioteca, dove l’universo linguistico si pone accanto a quello reale. Quante volte, quando la polvere dei libri sta per soffocarmi, sento il bisogno di quelle passeggiate all’aria pura con te e il profumo della tua crostata, Rock da coccolare eppoi la frutta e la cioccolata.
Dopo vari tentativi di riunire in un tutto le diverse riflessioni, mi accorsi che la cosa non mi sarebbe riuscita, infatti, non appena forzavo i miei pensieri in una direzione, subito si deformavano, miscelandosi con umori e sentimenti. Il mondo delle spiegazioni – come dice Sartre – non è quello dell’esistenza.
Zarathustra chiama malvagia e odiosa la dottrina dell’Uno. Darmstadt si oppone a Bayreuth, come il mito della purezza e autonomia dei segni linguistici si oppone a quello della sintesi universale dei linguaggi. La musica di Darmstadt conclude l’itinerario classico dell’art pour art. Al di là di tutta questa polverosa babele di parole c’è la vita.
Sono orgoglioso di citare ciò che Luigi scriveva del mio libro su Wagner oggi. Dalla Prefazione di Luigi Rognoni al libro di Renzo Cresti Wagner oggi, II ed., Zanibon, Padova, 1982: "…questo scavato e sofferto saggio di Renzo Cresti: una viva rilettura di Wagner e dei suoi precedenti, negli anni '80, in prossimità del centenario della morte, che indaca acutamente nella coscienza ambigua e, se vogliamo, nella mauvaise foi culturale del nostro tempo / …/ un saggio senza precedenti in Italia…"
Le Edizioni Minuziano dirette da Rognoni
Da Linguaggio ed etica, saggio dedicato a Luigi Rognoni, in La musica, le idee, le cose, Catalogo dell’omonima mostra di manoscritti e partiture musicale, realizzata al Palazzo del Broletto di Novara nel 1981 poi a Roma, Firenze, Bologna, Siena, Arezzo, Cremona, Padova, Brescia, Certaldo, Acqui Terme, Vercelli
Ad Alberto Cristani