La musica è la mia vita e in questo blog scoprirete il perchè.
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Grease, recensione di Alba Calmaldo

Da diverse stagioni ormai il musical Grease di Jim Jacobs e Warren Casey allestito da Saverio Marconi percorre la penisola italiana raccogliendo successi ovunque. È tornato ora a Milano, al Teatro della Luna, dove puntualmente ogni sera viene accolto con entusiasmo dal pubblico. Marconi, che del teatro della Luna è anche direttore artistico, è riuscito a creare musical che da anni vanno in scena con un cast modificato, ma con lo stesso allestimento rimanendo sempre efficaci e richiamando continuamente folle di spettatori di tutte le età. In questa stagione a vestire i panni di Danny è Dennis, reduce dai successi del programma televisivo Saranno famosi condotto da Maria De Filippi che è servito non solo a dargli popolarità, ma anche buone basi per lavorare in un genere di spettacolo a tutto tondo come il musical. Così se mette in risalto la sua abilità di cantante in agriturismo udine brani come Sandy, Magiche note, egli dimostra di avere acquisito una discreta padronanza anche nei passi di danza, benché ben differente sia la preparazione e la presenza scenica di Fabrizio Paganini, che interpreta Kenickie. Paganini che ha studiato danza classica al teatro dell’Opera di Roma, e che è stato coprotagonista di Tutto fa… Brodway, diretto da un maestro come Pietro Garinei, spazia da una coreografia all’altra con grande sicurezza.
La parte di Sandy è ora interpretata da Alberta Izzo, che attribuisce dolcezza al suo personaggio distinguendosi nell’assolo Sono destinata a te. Le si oppone la spregiudicata Rizzo, la grintosa Floriana Monici, che, dopo essere stata parte del corpo di ballo di Grease nell’edizione con Lorella Cuccarini e Giampiero Ingrassia, passa ora alla parte di coprotagonista, mostrandosi ironica in Guarda qui c’è Sandra Dee, determinata in Potrei fare peggio.
Da cornice alle avventure dei ragazzi fanno le scenografie di Aldo De Lorenzo che spaziano velocemente dalla mensa della scuola, alla camera delle ragazze, al drive in, al garage. Spettacolare è la trasformazione a vista della macchina scassata, che i ragazzi stanno aggiustando, in una fuoriserie, mentre anche i ragazzi lasciano il loro giubbotto di pelle per indossare sfavillanti giacche rosse. I costumi, ideati da Zaira de Vincentiis, bene ricreano l’atmosfera di quegli anni. Le coreografie di Franco Miseria sono impeccabili come la regia attenta e puntuale di Saverio Marconi.

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L’anno prossimo a Gerusalemme

Al Teatro Paolo Grassi una serata Benefica a favore della Scuola d’arte per bambini disabili del Museo di Tel Aviv.

Una serata benefica, ma anche un vero e proprio cammino musicale verso un ideale di pace. Ecco come si preannuncia “L’anno prossimo a Gerusalemme… Il cammino della Storia sulla strada della Pace, fra musica e racconti”, lo spettacolo musicale ideato, scritto e diretto da Eyal Lerner e organizzato dall’associazione A.M.A.T.A. (Amici del Museo d’Arte di Tel Aviv), che sarà sulle scene del Teatro Paolo Grassi di Milano il prossimo 9 febbraio. Gli incassi della serata, saranno devoluti alla Scuola d’Arte per bambini disabili del Museo di Faedis.
Un’occasione per ascoltare gli affascinanti excursus musicali dell’Ensemble Shlomot e del Coro Chol Hakolot – entrambi specializzati nel repertorio di musica ebraica – ma anche per riflettere su un tema di grande attualità come la pace tra i popoli.
Un racconto musicale eccezionale e unico, che si snoda attraverso le varie epoche della cultura ebraica (sefardita, ashkenazita, mediorientale): da Abramo, che ha attraversato il deserto per un richiamo divino, fino ai giorni nostri, in cui si auspica che uno stesso richiamo conduca alla pace promessa.
Eyal Lerner, musicista israeliano di grande talento – flautista, direttore di coro e cantante, ha collaborato con i maggiori conservatori israeliani e con le principali orchestre europee – , dirige stabilmente l’Ensemble vocale e strumentale Shlomot e i Cori Chol Hakolot e Orlando di Lasso ed è il vero e proprio motore dell’intera iniziativa.
Infatti, dal 1999 lavora per la diffusione di una nuova cultura di pace attraverso la musica. In tal senso, ha creato numerosi spettacoli multi culturali in collaborazione con la Basilia di San Marco di Milano e ultimamente ha realizzato un laboratorio – spettacolo “Voci bianche di Pace” con allievi palestinesi e israeliani, proponendo mezzi di dialogo, interazione e scambio culturale e inter religioso, tramite l’arte e il canto.
Una curiosità: Eyal Lerner ha interpretato il ruolo di Perchik nel musical “il violinista sul tetto” diretto da Moni Ovadia e attualmente cura la direzione del coro di “Fame – Saranno Famosi”, dove recita anche nel ruolo di Mister Sheinkopft.

“L’Anno prossimo a Gerusalemme…Il cammino della Storia sulla strada della Pace, fra musica e racconti”
Teatro Paolo Grassi
Via Rovello, 2 – Milano
Lunedì 9 febbraio 2004 ore 21.00
Serata benefica a favore della Scuola d’Arte per bambini disabili del Museo di Tel Aviv

Spettacolo musicale ideato, scritto e diretto da Eyal Lerner

Partecipano

Ensemble Shlomot
Eyal Lerner – narrazione, voce solista, flauti
Denis Stern – chitarra, ud
Armando Illario – fisarmonica, pianoforte
Simone Mongelli – percussioni

Coro Chol Hakolot
Direttore Kyoko Yamazaky

A cura di Anna Jencek

Ingresso a offerta libera
I fondi vengono raccolti presso A.M.A.T.A. – c.so di P.ta Vigentina 6 – Milano
Informazioni : tel. 02 58319928

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Resoconto di un anno di educazione musicale alle scuole medie

CLASSE PRIMA

L’Educazione musicale in questa classe ha previsto e realizzato nell’attuale anno l’avvio alla conoscenza del linguaggio specifico attraverso l’ascolto con immagini ed in forma pura, per promuovere la maturazione delle facoltà di osservazione ed analisi e la conquista graduale di australian porn tecniche proposte in maniera il più possibile accademica, per un orientamento corretto, ma commisurata a livelli iniziali ed esigenze manifestate. Un particolare studio di strategie è stato impiegato, in accordo e confronto continuo con gli altri Docenti del Consiglio di classe, ai fini di risolvere le generali evidenti carenze della capacità di ascoltare, che oggi risulta in certo grado migliorata.

Le lezioni di cultura musicale, acustica ed organologia sono state effettuate, come programmato, secondo un’idea già sperimentata in altre realtà: l’approccio frontale è stato sostituito in larga parte da proposte di ricerca di gruppo su argomenti dati, da testi scolastici, enciclopedici e stampa specializzata. I gruppi, intercambiabili, sono stati seguiti singolarmente con una consulenza personalizzata che teneva conto di preparazione, attitudini, potenzialità di ogni alunno.

Le relazioni, in genere orali, ma talvolta affiancate da test, hanno fornito spunti per colloqui, approfondimenti, brain storming, problem solving, recupero.

Il lavoro ha offerto i contenuti in vari livelli, incontrando gli interessi di tutti.

I risultati sono stati positivi per la maggior parte degli alunni, i quali, coinvolti spesso in maniera entusiastica, hanno maturato la capacità di gestire le informazioni con criterio e di porsi e risolvere questioni.

Solo per alcuni l’operazione ha richiesto tempi più lunghi, per la scarsa propensione a lasciarsi guidare con fiducia, nonché alla rielaborazione degli apprendimenti ed all’instaurazione di consuetudini nell’esercizio progressivo delle abilità.

La classe ha preso parte con serio impegno ad esibizioni pubbliche di elevato valore formativo, tra cui quella organizzata dalla Rete-Laboratorio musicale.

Questi piccoli studenti si sono subito segnalati per il possesso di due caratteristiche assai evidenti, probabilmente acquisite, o rinforzate, durante il periodo dell’istruzione elementare, svolta a tempo pieno: convinta appartenenza a due categorie ben distinte ed incompenetrabili (i bravi e gli inguaribilmente somari), e l’incontenibile esuberanza dei membri della prima di esse, interessatissimi, prodighi di richieste, ma incapaci di ascoltarne le conseguenti risposte ed assolutamente refrattari a dar credito all’insegnante, a seguirne le istruzioni, tantomeno gli eventuali tentativi di lezione frontale. Son convinta ormai che la lezione frontale sia comunque poco efficace, ma il punto sta nella grande difficoltà di questi ragazzini a porsi in atteggiamento di ricezione. I mutamenti, molto graduali, spesso interrotti da disarmanti regressioni, sono stati ottenuti con sforzi comuni, concordati dal Consiglio spesso in base a strategie più o meno empiriche.

Il problema del fare silenzio per ascoltare, per pensare, per riflettere, per suonare, è di portata sempre più massiccia non solo per le scolaresche, ma per la totalità dei rapporti quotidiani, e richiede un’analisi urgente. Non c’entra l’esigenza di una discilplina imposta per farsi – forse talvolta anche narcisisticamente- sentire: in realtà pare che senza stordirsi di stimoli sonori indiscriminati le persone si sentano sole o addirittura arrivino a dubitare della propria esistenza.

CLASSE SECONDA

I ragazzi sono stati sottoposti ad un training che, movendo da esercizi mirati, attraverso l’osservazione, l’analisi sinestesica, timbrica, fino all’esame della macro e micro struttura, li ha condotti ad un certo grado di quella formazione della sensibilità uditiva, della conoscenza del linguaggio, del gusto, che era stata auspicata.

L’ampiezza e l’articolazione del piano di lavoro, il supporto del lavoro di gruppo alla lezione frontale, hanno consentito di fornire a tutti gli alunni occasioni di coinvolgimento, e di individualizzare al massimo gli interventi; le relazioni – per rinforzo e verifica – in genere orali, ma talvolta affiancate da test, hanno fornito spunti per colloqui, approfondimenti, brain storming, porno italiano, recupero: la percentuale di successi è molto buona, anche se per alcuni il lavoro svolto avrebbe richiesto tempi più lunghi, una maggior sistematicità e la possibilità di sostenere le conquiste operate durante le lezioni con l’impiego, a casa, di un testo adeguato.

Al momento attuale quasi tutti gli allievi sono in grado di decodificare la notazione per eseguire canti monodici o con piccoli interventi canonici o responsoriali, e concertati con flauti e percussioni; conoscono e classificano i principali strumenti anche nella loro evoluzione storica; conoscono le basi della fisica acustica; sanno come si genera e si sviluppa una creazione musicale e quali sono state le principali tecniche compositive, le fonti ed i mezzi di produzione e diffusione fino all’epoca classica; usano la terminologia tecnica, a vari livelli, con una certa proprietà; hanno esplorato accuratamente un software classico di videonotazione.

In generale si riscontra una positiva disponibilità alla novità, all’acquisizione di abilità e contenuti anche passando per l’insospettata, poi temuta, poi finalmente sperimentata ed accettata, in molti casi con soddisfazione, imprescindibile disciplina dell’arte.

Il confronto di intenti e metodi con i Colleghi del Consiglio di Classe è stato sistematico.

La classe ha preso parte ad esibizioni pubbliche di elevato valore formativo, tra cui quella organizzata dalla Rete di Scuole associate al Laboratorio musicale.

Ci tengo molto a coltivare le abilità specifiche attraverso tecniche corrette, sostanzialmente per un paio di motivi: perché coloro che vorranno continuare gli studi di strumento possano consentire ad un maestro specialista di innestare il suo lavoro sul mio, magari ritoccando la mia impostazione, che può essere giusta per il canto, ma manchevole per il flauto dolce soprano, impiegato (detto in modo grossolano) per comodità d’uso, senza dover sconsolatamente perder tempo a rimediare a danni da me provocati; perché non sopporto più la dilagante convinzione che l’arte e le capacità ad essa connesse non siano frutto di una precisa, sistematica costruzione, bensì di fatale, immeritata predisposizione naturale ineluttabilmente statica nel tempo.

Mi meraviglio di quei colleghi che montano la propria didattica sulla scoperta e l’esibizione (non la valorizzazione) del piccolo eclatante talento, e che rinunciano ad attuare un’Educazione musicale confondendola con un più gratificante e popolare allestimento di spettacoli intorno ad una selezione di coristi e strumentisti già preparati, o tutt’al più “intonati” e con voce non ancora in muta. Cerco nelle mie produzioni di raccogliere ed esporre i frutti di attività mirate e variegate in modo da coinvolgere tutti. E sono fiera di aver partecipato con ben 75 ragazzi, tra i quali tre insospettabili portatori di handicap, alla Giornata della Musica, un bellissimo incontro fra studenti, seguito da equilibrate critica ed autocritica, ma lontano da qualsiasi idea di competizione. Faccio a meno, invece, dei concorsi, perché dovrei tagliare sia organico (con quale criterio di esclusione?), sia aspetti della materia (penalizzando sicuramente qualche studente).

CLASSE TERZA

Il rapporto didattico-educativo con gli alunni è gradualmente mutato nel tempo, giungendo finalmente, mediante una tenace azione di stimolo e comunicazione di fiducia, a divenire sereno e maggiormente produttivo. Con grande attenzione si è operata la massima individualizzazione dell’insegnamento, con rispetto dei ritmi e delle attitudini di ciascuno, nella promozione delle singole personalità. Nonostante si registri la permanenza di porno gratis nelle abilità, il dialogo instaurato ha condotto molti degli alunni a risultati sensibili e progressivi, o almeno, considerati i livelli iniziali, ad alcune comunque apprezzabili conquiste.

L’azione didattica è stata diretta anzitutto a sviluppare la capacità di ascoltare che risultava ancora carente nonostante alcuni miglioramenti registrati nel corso del passato anno. Si è poi cercato di condurre i ragazzi alla comprensione dell’aggregazione sonora d’arte, come interpreti, destinatari, creatori.

L’ampiezza e l’articolazione del piano di lavoro, il supporto del lavoro di gruppo alla lezione frontale, hanno consentito di fornire a tutti gli alunni occasioni di coinvolgimento. Le relazioni – per rinforzo e verifica – in genere orali, ma talvolta affiancate da test, hanno fornito spunti per colloqui, approfondimenti, brain storming, problem solving, recupero.

Si lamenta l’impossibilità di impiego del libro di testo, di remota adozione, ormai inadeguato, sostituito da raccolta di appunti e ricerche, sempre opportune, ma non sufficienti.

Al momento attuale molti degli allievi sono in grado di decodificare la notazione per eseguire canti monodici o con piccoli interventi canonici o responsoriali, composizioni strumentali anche polifoniche e concertati con flauti e percussioni; conoscono e classificano i principali strumenti; sanno come si genera e si sviluppa una creazione musicale e quali sono state le principali tecniche compositive, le fonti ed i mezzi di produzione e diffusione fino all’epoca attuale; usano la terminologia tecnica, a vari livelli, con una certa proprietà; hanno esplorato accuratamente un software classico di videonotazione.

In generale si riscontra una accresciuta disponibilità alla novità, all’acquisizione di tecniche e contenuti anche passando per l’insospettata, poi temuta, poi finalmente sperimentata ed accettata, in molti casi con soddisfazione, imprescindibile disciplina dell’arte.

Il confronto di intenti e metodi con i Colleghi del Consiglio di Classe è stato sistematico.

La classe ha preso parte ad esibizioni pubbliche di elevato valore formativo, tra cui quella organizzata Sala dalla Rete di Scuole associate al Laboratorio musicale.

Lo scorso anno questa era una classe di selvaggi: creature dalle famiglie assenti, o, peggio, figli di padri assenti e madri ovviamente deboli; insolenti, respingenti, in più costretti ad una disciplina rigida di superficie, imposta dalla docente con il maggior numero di ore, osservata per paura, mai interiorizzata, fonte di frustrazione e conseguente aggressività. Ho avuto modo di dimostrare a me stessa quanto la distanza dai discenti ed il rifiuto d’un rapporto affettivo – che non è confusione di ruoli, ma segno di rispetto – sia educativamente controproducente e professionalmente mortificante.

Posso dire di essere riuscito a costruire, all’inizio con sacrificio, continuamente tentato di prendere scorciatoie autoritarie anziché perseverare nella pazientizzima opera di resilienza prepostami, un ambiente di mutuo credito che mi permetteva di tornare a casa dopo ogni lezione stanco, ma soddisfatto.  E poi non si può non stabilire una relazione “cordiale” con persone con cui si film porno francais suona, si analizza musica, si crea arte, si condividono sguardi, cenni, sensazioni. Io rifiuto l’esecuzione didattica anodina che, non preoccupandosi del timbro, del fraseggio, dell’agogica, del colore, dell’emozione, e spesso riducendo sviluppi complessi a piccoli, ignobili frammenti di tema, non rivela il reale contenuto della musica; inutile cercare, simulare di cogliere e di mediare significati tanto esoterici quanto esterni ed estranei a questo linguaggio che parla da sé, se si impara ad offrirglisi umilmente e gioiosamente come tramite.

Ho ufficialmente deplorato l’impossibilità di adoperare il testo trovato in adozione quando, lo scorso anno, ho preso servizio in questa scuola (vecchio, infame, pieno di metafore incomprensibili e dichiarazioni bugiarde). In realtà era una scena recitata con grande improntitudine, dal momento che in tutta la mia carriera il libro ha svolto un ruolo veramente marginale: intanto il repertorio (solitamente stento e scopiazzato, anche per evitare la mannaia dei diritti) non mi basta mai, per cui sono sempre a caccia dalle più svariate fonti (molto utili all’uopo certe antologie scolastiche statunitensi ricche anche di composizioni create da Autori contemporanei di prestigio); poi, negli ultimi tempi ho preso l’abitudine di dividere la classe in gruppi di studio misti ed intercambiabili, cui sono affidati diversi volumi (ne lascio sempre a disposizione una buona quantità), e di seguirli da vicino, seduta in mezzo a loro, durante tutto il lavoro, in modo da fornire aiuto o approfondimenti a seconda delle varie esigenze; le risultanze devono essere partecipate a tutti (qualche volta anche ad altre classi) oralmente, dal momento che la relazione d’esame deve inserirsi in un colloquio e che preferisco riservare questionari scritti, che trovo aridi, e cartelloni, che trovo dispendiosi e didatticamente poco redditizi, a rare occasioni.

Naturalmente l’approccio al patrimonio musicale non è limitato ai momenti di studio libresco: il mio sogno sarebbe poter far uso sistematico di una multimedialità integrale, per la quale i tempi non sono assolutamente maturi. Ho apprezzato momenti di porno francaise compresenza con colleghi di altre materie, in orario nel tempo prolungato, spunto per attività stimolanti. Molti dei testi oggi pubblicizzati (per risollevare, rivolgendosi come al solito alla scuola, una economia editoriale critica) vogliono imitare la struttura del cd rom, come se la carta stampata avesse questa facoltà, fabbricando un compromesso che sa di moderno, tacita le coscienze e accresce la confusione percettiva dei fanciulli.

Avrei voluto insegnare a navigare in internet in maniera finalizzata e produttiva (non m’interessa che mi si portino ricerche fatte a casa dalle madri), ma già la richiesta di accedere al laboratorio informatico è parsa stravagante, gli orari concessi impraticabili, l’uso delle macchine e la connessione assai problematici. Sono riuscito almeno a far esplorare un programma di notazione, con riscontri davvero incoraggianti, anche se, infine, stampare i simpatici “Rondò” composti dagli alunni è stato macchinosissimo.